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Trio Bobo ad Empoli 5/11/2005 - LO SPREGIO
Il PellePelle mi chiamò di buon mattino: era appena passato mezzogiorno.
"Marok, è tutto a posto! Si fa lo spregio!"
"Lo spregio? Che spregio?"
"Come che spregio??? Il Trio Bobo sòna ad Empoli il 5 novembre!!!"

Non potevo credere alle mie orecchie.
D'improvviso esplosero i ricordi di un'estate di zingarate in terra di Toscana, e la mente corse a quella cena Maiala in cui, tra un bicchiere e l'altro, avevo raccontato al Pelle di quanto Faso avesse cagato il cazzo perché le nostre foto di una nostra cena dal Caciorrone stavano su Internet.
Tra gli invitati c'era anche Faso, bassista di Elio e le Storie Tese e del Trio Bobo. Compariva in alcune foto e, per questo, si era incazzato, ci aveva detto che era come se IL MONDO MANGIASSE IL SUO CIBO e: "Marok, sei un MALATO MENTALE! Se so che in un posto ci sei tu, IO NON CI VADO!"
Da allora il Pelle l'aveva presa come una missione: mi doveva insegnare l'arte dello SPREGIO.

Usanza tipica della verde Etruria, lo spregio è una sorta di beffa artistica e creativa contro qualcuno che rompe i coglioni. Generalmente lo spregio segue una logica "del contrappasso", ad esempio se voi andate dal Mazzantini e l'offenderete con frasi tipo: "Vorrei una bevanda analcolica!" vi sarà servito ALCOOL PURO. Ma, soprattutto, gli spregi vanno costruiti su misura, devono essere talmente ben mirati da risultare devastanti per la vittima designata, e contemporaneamente innocui e privi di senso per qualunque altra creatura al mondo.

Ad esempio, andate da Grumo ed invertitegli l'ordine di due dvd: assisterete ad una crisi autistica. Cambiando soggetto, l'esito sarà nullo.
Andate da Kastrox e ditegli: "KAAASTROX!". Be', in questo caso anche Foniuglia sclererebbe, ma sono dettagli!
Così, se voi invitate chiunque al mondo ad una cena a casa vostra, fate una foto alla tavolata e la mettete sul vostro sito, non capita nulla. Ma cambiando soggetto...
Insomma, l'idea era: invitiamo a suonare ad Empoli il Trio Bobo (Christian Meyer, Faso ed Alessio Menconi), facciamo mangiare Faso davanti al QUADRO di uno che gli fa una foto e vediamo che succede!

Fin qua tutto normale... solo una minchiata tra le tante suggerite dal dio Bacco in una notte di fine estate... la cosa allucinante era che il Pelle l'aveva PRESA SUL SERIO! In tre mesi aveva convinto il proprietario di uno dei locali più famosi di Empoli, l'Alchemist, a prestarsi allo spregio, era riuscito a contattare il Trio Bobo, organizzare un concerto ed aveva sparso la voce a mezza Empoli, curando tutto nei minimi dettagli, after dal Mazzantini compreso!
Lo SPREGIO aveva inizio!
I PACCHI
Com'era prevedibile, un avvenimento del genere era destinato a fare audience.
Per stare nelle spese ci eravamo autotassati di dieci euro a testa, ma questo non scoraggiò nessuno: tra amici del Pelle, Fave della Cumpa, Fave Romane ed handicappati, avevamo già fatto il tutto esaurito un mese prima del concerto.

Chiaramente, viste le circostanze, non poteva mancare il Favone Grassone!
"Fankulo, devo stare a casa a GUARDARE IL CANE! Però sborroh!".
Grazie al cielo, un Motivo ci sarebbe stato: la bella Francy, destinata, da sola, ad amare per tutte e tre.
SKIZZOH!
Ma, soprattutto, GrumoGRUMO.

L'ultima volta che l'autistico era sceso in Toscana era il primo di novembre di parecchi anni fa, ed è un giorno che nessun etrusco dimenticherà mai: Grumo aveva portato l'INVERNO.
"No, ummi dire che scende Grumo! - commentò il Pelle - Sto in MANICHE CORTE e ci vo' rimanere!"
"Ebbene sì - gli dissi - prepara l'ombrello!"
"OMBRELLO STA FAVA!!! Qua splende il sole che sembra estate e DEVE continuare così, se no l'ammazzo!"
"Peccato. Ce l'hai a portata di mano la giaccavento, vero?"
"No, te tu un hai capito! Se Grumo mi porta l'inverno LO FO SECCO!"
"Ottima idea! Così poi ti resta il cadavere ad Empoli e ti ritrovi l'inverno per tutta la vita!"

Il Pelle scandì una lunga serie di imprecazioni in toscano stretto, delle quali alle vostre caste orecchie nulla è consentito tramandare, per poi chiudere la telefonata con il più classico dei vaffankuli. Anche questo è amore.
IL DILUVIO UNIVERSALE
Lasciai Torino all'alba in punto: era mezzogiorno.
"Boia, si sta rannuvolando! - scrisse il Pelle - O sia chiaro che se piove io l'ammazzo!"
Il canale B del cielo si desaturò al confine tra la Liguria e la Toscana, poi l'orizzonte si popolò di nubi, minacciose quanto i messaggi del Pelle: "Ho sentito UNA GOCCIA! FO UNA STRAGE!!!"
E naturalmente ad Empoli pioveva.

Entrai nel locale che saranno state le cinque. Era ancora deserto, eccetto per Mixerista Pelleun bizzarro personaggio chinato dietro al bancone del mixer, che stava bestemmiando per la pioggia, per Grumo, per l'handicap e, soprattutto, perché fare da fonico al Trio richiedeva più impegno che cercare pheega ad informatica.

"Ciao Pelle!"
"Vaffankulo, dov'è GRUMO! Dov'è??? Voglio lo SCALPO di Grumo!!!"

Attirato dalle imprecazioni, un arzillo signore ci venne incontro dal bancone del bar.
"Ciao sono Sergio, il padrone del locale!"
"Ciao! Io sono..."
"Marok! Dai, tira fuori il quadro!!!"

Il buon Sergio non riusciva a smettere di ridere. Sapevo di non essere mister Universo, ma non pensavo che la mia faccia facesse quell'effetto... e va be', dopo avermi offerto un'ottima birra Slalom (e sono sempre quei 9 gradi che riconciliano con la vita!) mi condusse a fare il giro del suo locale per trovare l'angolazione migliore per lo spregio.

Alchemist "Ma voi siete fori com'un terrazzo!!! - ripeteva - Ma loro quando vedono sta cosa che dicono?"
"Non ti preoccupare - risposi - Da noi va sempre a finire che cazziano uno che non ha la chiocciola e si chiama Uollano!"
"Ah... vabbe'..."

Non feci in tempo ad approfondire che arrivò un misterioso sms: "Sono fuori dall'Alchemist, la porta è chiusa! Fammi entrare!".
Aprii la porta. Fuori non stava semplicemente piovendo, c'era il DILUVIO UNIVERSALE.
E sotto c'era GRUMO.
Perfetto.

Feci accomodare l'ospite vip, e l'accoglienza fu trionfale: il Pelle gli puntò contro l'indice della mano destra, lo fissò negli occhi, disse: "MALEDETTO A TE E A CHI T'HA CREATO!".
Grumo lo fissò per un po' con fare autistico, poi, senza scomporsi, accennò un sorriso e rispose: "Ma buongiorno anche a te, fa piacere anche a me rivederti!"
Il Pelle rispose recitandogli tutta d'un fiato la TRECCANI delle BESTEMMIE. Sarei anche rimasto a filmare tutta la scena per poi metterla su youtube dopo Lugaresi Vs Mosconi, ma mi arrivò un altro sms: "Marok, mi sono persa! Ti metti in mezzo alla strada così vedo dov'è il locale?"
E fuori c'era il diluvio universale.
Perfetto.

La Artisti al cessovisione di Francy da vicino mi ripagò di ogni sofferenza, sia per la faccia schifata che fece quando vide il quadro, sia perché le giovani donne bagnate hanno sempre il loro perché.

Comunque, quando i Bobi arrivarono all'Alchemist, il quadro era già ben nascosto e l'unico moto di schifo fu riservato all'autistico Grumo: "Non è possibile - commentò Faso - Ieri Grumo era BUSTO ARSIZIO ed oggi è qua! Cazzo, deve avere DIECI GEMELLI IDENTICI sparsi per l'Italia. Oppure ha il TELETRASPORTO!"
Dieci gemelli identici.
Se si concentrano tutti in un posto solo cosa capita, arriva un ciclone? Erutta un vulcano? Piovono meteoriti? Si genera l'Anticristo? Lo sapremo solo vivendo.

Intanto, il Trio iniziò le prove del suono e sul volto del fonico Pelle pian piano si dipinse uno strato di tensione denso come l'handicap di PiombinoKastrox. La cosa divertente è che aveva la stessa parlata di Foffo, il fonico di Elio e le Storie Tese: Faso e Christian si sentivano a casa.
"Un m'arriva nulla!" diceva il Pelle.
"Coraggio Pelle! - gli dicevo, mentre sclerava - Potrebbe essere peggio, potrebbe venire Foffo e mettersi ad ascoltare come hai fatto i suoni!"

Mixer Pochi minuti dopo, nel locale entrarono Jantoman e Foffo.
La faccia del Pelle diventò una palla di pollo e non si staccò dal mixer per oltre un'ora, che fu quella più lunga e sudata della sua vita, mentre il Trio ci dava dentro e tre giovani Fave si godevano felici lo spettacolo.

Finito il soundcheck, aprimmo le porte del locale ed i primi volti noti invasero l'ambiente, riempiendolo di voci, di colori e di handicap.
Presenti all'appello: Uollano (quello senza chiocciola per intenderci), le Fave Romane al gran completo, tra cui Duccio, Giorgio, la Cicalona, Mumble, KraNpo, Betlemme, Leesa ed il Tracca, in tutto il suo splendore. E poi due grandi ritorni: la Bolbo e, incredibile a dirsi, la formica di mmmmmerda Gnapppo, resuscitato dopo anni di assenza riassunti in un solo saluto: SOKA.

Tutto molto bello, ma non feci in tempo a concludere i vaffankuli che il Pelle mi venne incontro con aria allarmata: "Marok, siamo nella merda! Non possiamo fare qua la cena!"
Perfetto.
Ma aveva già pronto il piano B.

Artista autistico "Facciamo che te appendi il quadro dietro a dove sona Faso, ed io li porto a cena... dal MAZZANTINI!"
Quando il Pelle fa così mi mette paura... non mi rimase che assecondarlo.

Appoggiai il quadro sopra alle casse dietro al palco, con Sergio che da dietro il bancone contemplava la scena con il sorriso di chi osserva un malato in fase terminale. Effettivamente, l'impatto scenico era fenomenale, per quanto il quadro fosse piccolo si vedeva anche dai tavoli in fondo alla sala. Non era così male il piano B.

"Ed ora che facciamo? - mi chiese Sergio - IL MONDO MANGIA LA VOSTRA PIZZA?"

Era un'ottima idea, così ordinammo un po' di oggetti piatti, rotondi e commestibili e ci svaccammo casualmente attorno a Francy, che ogni cinque minuti faceva alzare tutti causa cesso e/o fumare e/o telefonare e/o, più semplicemente, la fuga.

Poteva ancora andare peggio.
"Marok, devo farti vedere una cosa!" mi disse il TraccaTracca.
Già temevo.
"ECCOLA!"
Era una macchina foto uguale alla mia.
Il Tracca era stato di parola (vedi recensione di Ulignano).
Ormai TUTTI avevano la stessa macchina foto.
Ed era tutta colpa mia.
Il mondo mi farà causa.
E avrà ragione.

Dopo solo un paio d'ore ed un litro di Slalom di attesa, le cameriere ci portarono finalmente le cibarie. Peccato che intanto sotto il palco si fosse già radunata una piccola folla, così Grumo ed io facemmo che prendere pizza, birra, handicap, pass di Alan Magnetti e macchina foto e ci piazzammo davanti, finché eravamo in tempo. Poco dopo ci raggiunse anche Francy e, di conseguenza, Uollano.
Più ascoltavamo i discorsi della gente attorno a noi, meno ci sentivamo soli: erano quasi tutti amici del Pelle, amanti della buona musica ma, soprattutto, dell'handicap: continuavano a fissare il quadro, a raccontarsi l'un l'altro i propri spregi ed a sparare minchiate. Sarebbe stata una bella serata.

I Bobi fecero ritorno verso le dieci e mezza, avevano gli occhi lucidi ed allegri.
Il Pelle venne da me e mi sussurrò: "Il Mazzantini ha colpito ancora!"
Perfetto, erano ubriachi persi.
Si poteva iniziare.
MUSICA!
Una dopo l'altra i tre Bobi ci regalarono le splendide chicche del loro album. Inizio con DRAMA IN JAMAICA, poi BOBETTI'S REVENGE e WHAT I'M SAID, cover di Steve Khan.

Ciao Empoli! Il Pelle aveva fatto un ottimo lavoro: i suoni erano perfetti, nonostante la calca ci avesse spinti quasi sul palco ed avessimo le orecchie attaccate alle casse.
Il rischio di finire la serata con i timpani sfondati ed il volto sfigurato da un rapido volgere di chitarra fu più d'una volta concreto.

Del resto era la prima volta che mi godevo un concerto del mitico Trio così da vicino e, forse, non li avevo mai visti così in forma. L'entusiasmo con cui i tre si lanciavano a capofitto nella musica era spettacolare, stavano generando creature vive, che entravano nel sangue e lo facevano vibrare, per poi rallentare, placarsi e di nuovo ribollire, fino ad esplodere e schizzare. Nel locale non si sentiva più un sussurro nè un fiato, tutti erano ammutoliti e fissavano il palco, autistici come Grumi, per poi abbandonarsi ad applaudire ed urlare ogni volta che i tre si concedevano un attimo di respiro.

Il primo ad accorgersi che sul palco c'era qualcosa di strano fu il saggio Christian.
Mentre accarezzava i piatti, il suo sguardo cadde sulla cassa e poi salì su, lungo la parete. Basito, si voltò di scatto dall'altra parte e vide me, che lo fissavo tenendo in mano la macchina foto, assumendo una posa identica al quadro. Sul suo volto si dipinse un sorriso ammiccante quanto discreto e, senza che nessuno si accorgesse di nulla, il batterista Bobo si rituffò nei piatti.

E se becco qualcuno di voi a farmi foto... Dopo un po' anche Alessio fece caso all'intruso della parete, che effettivamente non passava inosservato.
A metà concerto, l'unico a non essersi ancora accorto di nulla era proprio Faso, anche perché il quadro era appeso dietro le sue spalle, quindi, anche volendo, non poteva vederlo.

Finché dal bancone non arrivarono le birre, il bassista non prese la sua ed assaggiandola fece per posarla in un posto a caso... DAVANTI AL QUADRO!
IL MONDO BEVE LA MIA BIRRA!!!
A quel punto era impossibile non vedere, e per un attimo il bassista sgranò gli occhi.

Fu davvero un bel momento: quando si riesce a stupire chi ha suonato per vent'anni con Elio e le Storie Tese, si è già raggiunto un ottimo risultato. Ora però la curiosità era la mia: cosa avrebbe fatto? Avrebbe girato il quadro? L'avrebbe nascosto? Ci avrebbe skizzato sopra? L'avrebbe lanciato sulla folla come un frisbee? Avrebbe tirato fuori un BFG 9000 e ci avrebbe stecchiti?
Ol tugheder Probabilmente, in un altro contesto tutte le opzioni avrebbero avuto riscontro, e per inciso iddqd. Questa volta però l'io musicista prese il sopravvento, il buon Faso posò tranquillamente la birra, si voltò e, da vero professionista, riprese a suonare, come se niente fosse successo.
Sopra il suo volto, la scritta "IL MONDO BEVE LA MIA BIRRA!" rimase comunque incisa in modo indelebile fino alla fine del concerto. Tra i volti amici delle prime file si fecero strada sorrisi e cenni d'intesa: lo spregio era riuscito.

L'orgasmo melodico proseguì con la splendida BOBEMBA, poi ON A MAGIC CARPET RIDE, ACID BOBO, VOLCANO FOR HIRE (cover di Joe Zawinul), CALCUTTA'S JOY ed infine un medley travolgente, che vide il jazz contaminarsi di arie pop e rock, solo in parte turbato dalle voci di giovani handicappati che, senza avere il minimo ritegno, reclamavano ALFIERI. Finché anche loro si sfumarono, dissolvendosi negli applausi della folla in delirio.
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VOLCANO FOR HIRE
IL CONCILIO DI EMPOLI
Appena i tre ebbero lasciato il palco, la folla si riversò verso il bancone del bar ed il banchetto di beneficienza della Kairos, che Gli angeli della Kairosla Cicalona e la Bolbo, avevano messo su all'ingresso del locale. Ed io ne approfittai per correre a riprendermi il quadro e nasconderlo al sicuro.

Sulla mia strada il buon Foffo, e la domanda sorse spontanea: "Ciao Foffo. Sentito bene?"
"Altroché - mi disse - Il ragazzo al mixer ha fatto un ottimo lavoro!"

Feci per andare dal Pelle e riferire, ma venni bloccato dal grande Christian, che mi abbracciò e, ridendo, mi disse: "Marok! Sei completamente pazzo!!!"
Ok, gli era piaciuto.

Ora però era tempo di occultare una volta per tutte il corpo del reato.
"Ma come? - mi disse Duccio - Ora il quadro non glielo regali a Faso?"
I Capifava non li nominano a caso, l'idea era semplicemente geniale... ma un po' rischiosa.
"Ok, va' in avanscoperta!" gli dissi.

Dopo un po' il Capo estrasse il cartellino verde, così mi avvicinai ai due, con il quadro in mano.
Faso mi fissò serio per qualche secondo, poi, indicando il quadro, disse: "Marok, questa è ironia, ed io apprezzo l'ironia!".
Concilio di Empoli In quel preciso istante qualcuno alle spalle di Faso fece un flash.
Poteva essere la scintilla che faceva saltare in aria l'intera polveriera.
Tutti rimasero con il fiato sospeso.

Invece il buon bassista non se ne curò e, dopo una storica stretta di mano, mi regalò finalmente un sorriso ed accettò il quadro in regalo.

Il CONCILIO DI EMPOLI si era concluso nel migliore dei modi, decretando la fine delle ostilità.
Era la fine di un'era.
Seguì un lungo applauso.
Potevamo ricominciare a bere.

Non all'Alchemist però! Era il momento di fare di peggio!
Bisognava riportare il trio DAL MAZZANTINI!
Grumo power DIO PERDONA, IL MAZZANTINI NO!
Alla fine, l'unico ad avere l'incoscienza di seguirci fino a Vinci fu Christian... per questo fu eletto ad eroe della serata.
Il viaggio fu comunque un'Odissea: la pioggia, diminuita mentre stavamo dentro l'Alchemist, ridivenne torrenziale non appena ne fummo usciti, assumendo la forma di un vero e proprio uragano quando si trattò di fare l'ultimo pezzo a piedi. E Grumo, non contento di tutto questo, era anche riuscito a spaccare l'ombrello.

Ero un po' preoccupato, perché l'acqua mette ruggine. Per fortuna non feci in tempo ad inserire il secondo piede nel locale che il Mazzantini mi era già venuto incontro porgendomi un bicchiere di vino ed uno d'assenzio. Non saremmo tornati a casa vivi. Perfetto.

Mazzantini fans club Decidemmo di rimanere lì finché le lancette dei nostri orologi non avessero formato tre piani ortogonali e bisogna dire che fu dura, anche perché i Nerd hanno solo orologi digitali.
Alla fine però l'esperimento riuscì, e vivi, subumani ed alcoolizzati arrivammo al nostro agognato giaciglio, "Il Tegolo" a Cerreto Guidi, un delizioso albergo immerso nel verde delle colline toscane.

Il proprietario, amico del Pelle, si era offerto di ospitarci ad un prezzo ultrapolitico, unica clausola: "PERÒ NON FATE CASINO!".
Non so se siano rimasti amici.
All'ingresso dell'albergo probabilmente ci sono i cartelli "Wanted" con le nostre facce.
O al limite solo quella di Uollano.
O, più semplicemente, una scritta: "FAVE = FANKULO".

Intanto, Grumo, Uollano ed il sottoscritto si svaccarono nella prima camera del primo corridoio, la camera 5 Nerd. Francy entrò, rimase dieci minuti e poi scappò nella parte opposta dell'edificio.
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GRAZIE PER LA SPLENDIDA SERATA
SOGNI DELLA GLEBA
Tra noi, l'unico a non rassegnarsi alla sua condizione di handicappato era, come sempre, Uollano.

Si erano fatte le cinque e mezza, in camera eravamo TRE SFIGATI e la pheega era ALL'ANGOLO OPPOSTO DEL PALAZZO. Tutto era nella norma, potevamo mandare l'sms al Favone Grassone ed andare a dormire, come tutte le altre volte... ma Uollano continuava a dire: "No, così non va!"
Così, in uno scatto d'orgoglio, ci salutò e partì, destinazione camera di Francy.

Artista al cesso Dopo un quarto d'ora, Grumo iniziò a porsi domande filosofico-esistenziali: "Ma dov'è finito Uollano? Perché non torna?"
"Boh... - risposi - È quasi l'alba, starà recitando le lodi mattutine..."
"Eh ma non è possibile - commentò - io voglio andare a dormire!"
"Be'... dormi..."
"E come faccio? Non ha le chiavi! Lascio la porta aperta???"
"Ma fottitene! Chiudi, lascialo fuori e, se rompe i coglioni, apri, gli sborri in faccia e poi richiudi!"

Era da un po' che non osservavo una crisi autistica... Grumo iniziò a percorrere l'intera stanza con moto circolare uniformemente accelerato, poi, quando la velocità angolare ω iniziò a tendere ad infinito, sentenziò: "NO, IO LO CHIAMO!"

Il telefonino squillò.
Nella nostra stanza.
Uno a zero per Uollano: aveva previsto tutto e l'aveva lasciato in camera.
Aveva previsto tutto?
No, forse no.
"BASTA, ORA CHIAMO FRANCY! - esclamò Grumo - E PER SPREGIO USO IL TELEFONO DI UOLLANO!"

Subito dopo, Uollano fece ritorno, con un'aria a dir poco ASSASSINA: Grumo era riuscito ad ANNULLARE LA PHEEGA persino IN REMOTO, VIA TELEFONO.
Potevamo andare a dormire.

AFTER
Quando riaprimmo gli occhi il cielo era grigio: Grumo non era ancora ripartito.
L'unica cosa da fare era mangiarci su, così il Pelle ci condusse a banchettare a suon di vin santo e cantuccini, ed handicap fu.
Ol tugheder Passammo l'intero pranzo a parlare della SOKA, ovvero la Seconda Ottima Konvention Autogestita, un raduno delle Fave Handicappate che avremmo voluto organizzare per quell'inverno.

L'idea, venuta quasi per gioco a Francy e Daiconan, era quella di replicare l'esperimento di Ivan Piombino mettendo la pheega al posto di Ivan Piombino, e vedere che cosa sarebbe successo.
Alla fine tutti quelli a cui ne parlavamo volevano partecipare, Bolbo compresa: ogni volta che un'idea nasce alla cazzo, funziona sempre.

Saremmo davvero riusciti a realizzare la SOKA? Avremmo convinto gli Elii a venirci a trovare? Faso si sarebbe fatto fare le foto mentre mangia? Si sarebbe concluso tutto in una grande orgiona?
Ai posteri l'ardua sentenza... per il momento ci accontentammo di vedere le nuvole che, con precisione cronometrica, si dissolsero non appena Grumo fu ripartito.

E così, sotto i raggi di un sole appena sbocciato ma già morente, potemmo finalmente salutare il mondo che, bevute le nostre birre, ci mandava calorosamente, doverosamente ed improrogabilmente affankulo.