Era un freddo pomeriggio di novembre ed ero beatamente incollato al computer, quando, improvvisamente, squillò il telefono. Feci il primo errore: risposi.
Era una voce femminile. "Ciao, Marok, sono
Pina, la ragazza di Marco! Lunedì è il suo compleanno, fa vent'anni! Gli voglio fare una festa a sorpresa!"
Interdetto, iniziai a fare un veloce scan di tutti i Marco che conoscevo, finché mi venne un dubbio atroce: "Vuoi mica dire che... sei... la ragazza di
Andy!?"
Intimidita, mi sussurrò un "S-sì..."
Incredibile! Era lei, Pina la Scronda!!! Quello scorfano che nessuno aveva mai avuto il piacere di vedere di persona ma che tutti conoscevamo attraverso le descrizioni di
Spud: "Minchia, che schifo, è uguale a Andy!" e i racconti dello stesso Andy: "Minchia, ci ho una che mi viene dietro, e mi fa TROPPO schifo!"
Non appena riuscii a riprendermi dallo shock osai chiederle quale fosse il luogo prescelto per la festa.
Non l'avessi mai fatto!
Era
"Il vecchio Nostalgico", un locale gestito da pazzi fanatici fascisti, salito alla ribalta della cronaca locale qualche settimana prima, quando ci avevano celebrato la commemorazione della Marcia su Roma.
Oltre al danno anche la beffa: era al numero 17 di Via Saluzzo, la via più sfigata di Torino. In quel cesso di strada, che passa nel bel mezzo del quartiere arabo di San Salvario, ricorre da sempre una particolare abitudine: gli ambulanti marocchini, gli spacciatori tunisini, le puttane nigeriane e i viados brasiliani, ogni sera, dopo essersi allegramente pestati tra loro, mettono da parte le incomprensioni razziali, si riscoprono tutti fratelli, magari fanno anche amicizia con qualche banda di autonomi di passaggio, e si scaraventano tutti assieme contro i fascisti del Vecchio Nostalgico, radendo al suolo il locale.
E noi saremmo stati lì dentro.
Che culo che avevamo!
In preda alla disperazione chiamai un po' di gente (anche in questo caso mal comune mezzo gaudio!) e tra un pacco e l'altro convinsi a venire i soliti coglioni: Spud,
Niger,
Attila e
Jena il rollatore. È tuttavia da segnalare il secco
no che ricevemmo da
Betty la Cannata e da
Sally l'Anoressica: dopo questa proposta ce le eravamo giocate per sempre!
IL VIAGGIO
Spud mi telefonò verso le due, dicendo che era senza macchina, perché gli si era fuso il motore.
"Ma tranquo Marok, ti trovo io
qualcuno che ci passa a prendere!"
Questo
qualcuno era tal
Begbie il Porko, un tipo di 16 anni che dall'età di 14 fotteva la macchina al padre e se ne andava a puttane in giro per Torino.
All'inizio rimasi colpito dalla sua apparenza grezza, ma più lo sentivo parlare più scoprivo in lui un animo profondamente poetico.
"Minchia, oh, ma che se tua madre era Claudia Shiffer non te la facevi? Minchia, vaffanculo, che se mio padre era Tom Cruise, minchia quanto cazzo me lo inculavo!"
"Minchia, pensa te a un neonato con il cordone ombelicale ancora attaccato; gli altri genitori per farlo piangere gli danno uno schiaffo; io invece me lo inkulo!"
Poi ci parlò di sé, della sua vita e delle sue abitudini: ci disse che, quand'era completamente sverso, dopo avere sboccato si spegneva le canne sulla lingua e non sentiva un cazzo.
Commento di Spud: "Minchia, io lo farei anche, però poi ti rimane il segno..."
Mentre ci mostrava orgoglioso l'ultima cicatrice dell'ultima canna spenta sulla mano, Begbie mi disse che voleva spezzare le gambe a
Beat e si mise ad insultare ininterrottamente lui e tutta la sua famiglia, amici, parenti e conoscenti, fin quando non arrivammo alla nostra meta.
IL VECCHIO NOSTALGICO
Appena dentro provammo la sensazione di trovarci in un incubo; sulle pareti e dovunque nel locale il volto severo del duce ci squadrava grave e pensieroso, quasi volesse riproporci la nostra stessa domanda: "Che cazzo ci facciamo qua?"

Nel frattempo i nostri occhi si posarono sulla scritta:
"RANCIO: lire 30.000" Al pensiero di calare più di un deca per il compleanno di Andy ci saremmo tagliati le vene; decidemmo comunque di aspettare il festeggiato per obbligarlo a pagare per tutti.
Poco dopo entrarono nel locale Niger, Attila e Jena il rollatore, diedero una rapida occhiata in giro, Attila diede a Spud della cachetta e si fiondarono fuori. Li seguii a razzo.
Ci fermammo fuori dal Vecchio Nostalgico per discutere su dove andare, quando vedemmo che un gruppo di handicappati stava entrando. Non c'erano dubbi, erano gli amici di Andy.
Spinti dalla curiosità ritornammo dentro, ma Andy non c'era più. In compenso trovammo quello scorfano della sua pseudo-tipa, che ci disse che il coglione, minacciato di morte se non pagava per tutti, si era barricato nel cesso e non voleva più uscire. Tentammo un'irruzione ma una voce ci trattenne:
"Camerati, non potete stare in otto in un cesso!"
Era un cameriere in camicia nera.
Prima di venire fucilati tornammo nella sala-rancio, quando, all'improvviso, si creò un silenzio di tomba.
Era entrato un altro degli invitati.
Era vestito con una mantellina da spadaccino, alla Zorro; nel silenzio generale mille occhi lo fissavano sbalorditi, mentre, con movenze da finocchio, si toglieva il mantello, finché all'improvviso, con voce effeminata, disse: "Ciao a tutti, io sssono Llllûca!".
Da dietro le sue spalle una vocina sussurrò: "Pssss: è frocio!"
La reazione della folla fu esplosiva, tutti scoppiammo a ridere, compresi gli amici handicappati, e il tanfo di serata-pacco si faceva sempre più intenso. Volevamo già fuggire, ma aspettammo il momento topico della festa: i regali.
Luca il frocio da solo ne aveva fatti due: un sasso che spacciò per un pezzo del muro di Berlino, e un pacco di goldoni; tra lo schifo generale Spud se ne mise uno in bocca e iniziò a gonfiarlo.
Ma la festa raggiunse il suo momento topico quando Andy scartò il nostro regalo: una bottiglia di plastica con etichetta della fonte Guizza contenente un litro di vino appena fuoriuscito dai rubinetti di un famoso e rinomato locale torinese: "Beppe il Porco".
Ci era costato circa un gettone a testa.
Intanto stava per scadere l'ora X, il termine ultimo entro il quale potevamo uscire senza calare le trenta carte; appena vedemmo ritornare il cameriere-camerata ci fiondammo fuori dal locale. Da quel momento Pina lo scorfano ci avrebbe etichettati come
quei quattro.
Spud e Begbie il Porko, invece, decisero di rimanere; in seguito seppi che avevano passato la serata a sboccare nel cesso col vino del Duce e che alla fine erano stati costretti a calare 35 carte. Cazzi loro, se l'erano cercata!
LA SVOLTA
Dopo un po' passammo a prendere un altro coglione chiamato
Lyde, uno che sostiene di venire a scuola con me, ma che fino ad ora non ho mai visto.
Rimanemmo un'oretta in macchina a telefonare a tutti gli amici di Jena il rollatore ma tutti ci fecero pacco. Attila avanzò l'idea di tornare al Vecchio Nostalgico, per rivedere Luca il frocio; la proposta fu scartata e Attila venne ucciso.
Lyde pronunciò il nome di una birreria, il Dorian Gray. Pessima mossa, venne evirato. Ma la sua vita continuò come prima.
Spud, prima di scomparire dalla nostra vita, ci aveva detto che quella sera, in un locale in corso Potenza chiamato Rockhouse, ci doveva essere uno spettacolo di strip; decidemmo di trovarlo, fosse stata l'ultima azione della nostra vita.

Le ricerche furono premiate: il locale esisteva veramente, e sotto l'insegna risplendeva invitante la scritta
"Ingresso Libero". Entrammo ingenuamente nel locale, convinti di non dover pagare un cazzo.
Vi lascio immaginare le vostre espressioni quando ci accorgemmo che la prima consumazione
obbligatoria era di 15 carte. All'inizio ci consolammo pensando alle 30 che non avevamo speso da Andy, ma non molto dopo sarebbero arrivate altre consolazioni. Molto più efficaci.
Verso la mezzanotte arrivarono finalmente le puttane, due troione prelevate direttamente dal vicino corso Appio.
Una era figa, e si aggirava con aria sadica tra i tavoli frustando qua e là gli ignari clienti. L'altra zoccola non era neanche male, ma si muoveva come una vacca: in neanche un quarto d'ora era riuscita a distruggere cinque o sei quadri, era rimasta incastrata con una gamba in una ringhiera, e quando era salita in piedi sul nostro tavolo stava per cadere con il sedere in faccia al povero Jena, che sarebbe morto soffocato col naso piantato nel suo culo.
Beh, non è poi una morte così brutta!
Lyde, con la sua aria da impedito, riscosse le simpatìe dell'altra puttana, la sadica, che si divertiva a stampargli ditate sugli occhiali e a strangolarlo, mentre a Jena riservò solo una frustata sul braccio. Dopo un po' le mignotte prelevarono alcuni sfigati dai tavoli e li portarono sul palco, strapparono loro le maglie e li coinvolsero in alcune danze un po' spastiche. Fu solo verso l'una che finalmente si esibirono in un nudo integrale e potemmo ammirare il boschetto della nostra fantasia; purtroppo non molto dopo si rivestirono e lo show si fece monotono, così decidemmo di uscire dal Rockhouse; eravamo finalmente soddisfatti di avere trovato un locale al nostro livello.
LO SCAZZO FINALE
Come sempre a quell'ora il tono dei nostri discorsi iniziò a scadere; Jena ci disse di aver visto altre fighe migliori e Lyde gli chiese se stesse pensando a quella di sua madre. Quella sera perfino Niger aprì bocca e ci parlò di un tipo chiamato Giovi, che definì
alla mano perché mentre uno gli parla al telefono si fa seghe.
L'ultima uscita di Niger ci aveva sconvolti, riconoscemmo che aveva fatto bene a stare zitto per un anno intero. Su proposta di Jena il rollatore ci recammo al Fante, una specie di giardino davanti al Poli solitamente pieno di tossici, dove si trova da fumare senza problemi.
Ma quella sera nemmeno lì c'era anima viva e lo scazzo prese il sopravvento: io, Niger e Jena ci svaccammo su una panchina, mentre Lyde uscì di testa del tutto (non che prima fosse una cima...) e iniziò ad arrampicarsi sul monumento in mezzo alla piazza cantando a squarciagola. In Attila, invece, esplose una vena artistica e, seguendo le orme di Teomondo Scrofolo, si mise a disegnare il cazzo col vino.
Dopo un po' il freddo ebbe la meglio e ci chiudemmo in macchina. Ormai anche Lyde era crollato; l'unico che non sembrava dare segni di cedimento era Attila, che imperterrito continuava a rileggere le nostre gesta del
Back to Ronco con il sottofondo di Ligabue, fin quando Jena gli impose il silenzio e lo scaricò a casa.
E a questo punto non ci rimase altro da fare che darci nuovamente il solito appuntamento-pacco per Sabato sera alle 9:30 ai muri, e, appena scesi dalla macchina, di mandarci tutti a fanculo.
Minchia, che vent'anni di merda!
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