
"Quasi dieci anni dal mio primo racconto, e sono ancora vivo. Che grandissima rottura di cazzo!"
Così pensavo una fredda notte di dicembre quando il calendario, impietoso come il riflesso di uno specchio al mattino, mi suggeriva l'impellente scadenza: pochi giorni ancora e sarebbe arrivato lui. Il Capodanno.
Iniziai a progettare il suicidio, ma poi mi ricordai che stavano per cacciare dal lavoro
Ivan Piombino e
Kastrox e dovevo per forza andare a fare le foto per metterle su marok.org.
Che palle essere pieno di impegni.
D'altronde da grandi poteri derivano grandi responsabilità.
PROGETTI PER UN BUON CAPODANNO
Come in ogni Dicembre che si rispetti, l'aria nella Cumpa era carica di omertà e rassegnazione.
La strategia dominante era quella brevettata da
Minitony: rimanere ognuno a casa propria, da soli, e fare un cazzo fino all'epifania, per battere il record di non frequentazione di esseri umani. E/o handicappati.
Mi aveva praticamente convinto, finché non ricevetti la comunicazione dall'autistico
Grumo: "Questo Capodanno vado al mare ad Andora. Con i miei amici!"
Non era possibile: per la prima volta nella storia persino Grumo a Capodanno usciva di casa!!! Ok che Andora è il paese dei disperati, ma non potevo assolutamente vivere un Capodanno più autistico di quello dell'autistico Grumo, dovevo a tutti i costi organizzare anch'io qualcosa. Mi bevvi un paio di birre, mi fumai una canna, feci tre o quattro rutti, una scorreggia, alle cinque mandai l'sms al
Favone Grassone e andai a dormire: per oggi avevo pensato troppo.
La seconda alternativa mi venne proposta qualche giorno dopo dalla mente eletta per eccellenza:
Ivan Piombino. Da quando stava con il culo in mezzo ad una strada, aveva tutto il giorno per pensare.
"Facciamo Capodanno in piazza a Bergamo con Elio ed
Alan Magnetti!"
Capodanno in piazza.
A Bergamo.
Con Ivan Piombino.
Generai un filtro che ad ogni sua nuova email rispondesse "FANKULO!", mi bevvi un paio di birre, fumai una canna, feci tre o quattro rutti, una scorreggia e, mentre aspettavo le cinque per mandare l'sms al Favone Grassone, entrai in chat su #affanc1: per oggi avevo pensato troppo
"Marok - mi disse
l'anale Pelodia - JJ mette la casa per Capodanno!!!"
L'IMPREVISTO
JJ, alias JJFlash, alias Giggi Fottone,
è un bizzarro individuo partenopeo con il quale negli anni abbiamo coltivato un ottimo rapporto via chat: appena arriva mezzanotte ci dice che è stanco e vuole andare a dormire. Allora si fa a gara a chi lo tiene online più a lungo, bombardandolo con cazzate, link porno, link nerd, link pornonerd, ed il brillante risultato è che ogni volta si fossilizza davanti al monitor e poi, quando si accorge che si son fatte le cinque, inizia a cristonare in partenopeo stretto dicendo che non si può andare avanti così e che vaffankulo lui il giorno dopo blablablablagnègnègnègnè. Purtroppo di questo evento sono spesso l'unico testimone, perché tutti gli altri si arrendono prima. Il dottor Marok risolve.
A questo punto, chiunque può evincere che il nostro amico Giggi equilibrato NON sia, ma nessuno avrebbe mai potuto supporre che un bel giorno sarebbe arrivato ad un livello tale da mettere la casa a Capodanno senza che l'avessimo preventivamente fatto ubriacare o sottoposto a tortura. La vita è piena di sorprese. L'handicap anche.
Speravo molto nella casa Fottone® originale, a Napoli, perché Capodanno a Napoli poteva rappresentare una delle più sublimi forme di suicidio. Invece JJ decise che avrebbe sacrificato la casa di Roma. Andava bene uguale, l'essenziale era che ci fosse roba da sfasciare.
Già che eravamo a Roma, provai a chiamare tutti gli handicappati romani che conoscevo per sapere se volessero agglomerarsi intorno al nostro handicap.
La risposta che ottenni fu un fankulo generalizzato.
"Però magari ci vediamo la sera dell'1 per una pizzata!" mi dissero le
Fave Romane.
Annotai la proposta sul Libro Mastro dei Pacchi.
GODAI
La sera successiva indicemmo un raduno handicap in chat su #affanc1 per fare il punto della situazione. Mancava solo JJ, ma era normale: ormai quando gli dicevano: "Oh, sta arrivando Marok!" scappava e barricava il computer, pur di non fare le cinque.
Comunque, il consenso per occupare casa Fottone fu unanime, con l'unica eccezione di
Gnapppo la formica di merda che ci disse che a salire a Roma si sarebbe sentito troppo terrone e quindi fankulo.
"Sapete la novità? - eruppe la giovane
Serenity - viene anche GODAI!!!"

Godai.
Da qualche parte avevo già sentito questo nome, sempre e rigorosamente inserito in locuzioni dispregiative, ma oltre al nome nulla più.
"Ma c'è posto in casa Fottone? - obiettai - già sarà un casino stare in quattro..."
"Non c'è problema, Godai alla peggio dorme a casa sua - mi rispose Serenity - anzi, perché non gli facciamo una bella sorpresa e non andiamo tutti da lui?"
La mozione "sfasciare due case al prezzo di una" fu approvata all'unanimità, unico vincolo mantenere il massimo segreto: nessuno dei due padroni di casa avrebbe dovuto sapere dell'esistenza della casa dell'altro finché non l'avessimo rasa al suolo! Acqua in bocca, culo ai cessi, mano ai cazzi!
In un attimo di silenzio mi permisi di muovere solo una piccola obiezione: "Scusate ma... secondo voi a Capodanno, se siamo a casa di questo cazzo di handicappato di Godai... devo continuare a fare finta di sapere chi è?"
Attimo di gelo.
"Io direi di sì - rispose Serenity - comunque è IL MIO RAGAZZO!"
Decidemmo che da quel giorno e fino al mio ritorno a Torino, io avrei interpretato il ruolo di "migliore amico di infanzia di Godai", alias quello che se lui non si ricordava di me era coglione, per poi pregustarci la scena di me che gli correvo incontro gridandogli: "GODAI!!! Amico mio... da quanto tempo!!!" e subito dopo gli sfasciavo la casa.
"Oh, comunque non mi fotte chi mette la casa - conclusi - non mi fotte quanto è handicappato e non mi fotte se poi appena mi vede chiama la polizia, io appena arrivo voglio trovare roba da bere, da mangiare e da sfasciare!"
"Se tutto va bene ci sarà anche gnocca - diceva l'anale Pelodia - perché ci saranno Serenity e Pompina, con le amiche fighe!!!"
Questa è la classica frase che preannuncia la tragedia.
Perfetto, mi sparai qualche ora di MTV a volume zero per memorizzare com'era fatta la figa visto che fino al 2005 non ne avrei più vista, poi feci le valigie, mandai gli auguri di Buon Anno Handicappato alla mailing list degli Handicappati, alle cinque mandai l'sms "BUONGIORNO!" al Favone Grassone e finalmente andai a dormire.
L'indomani mi aspettava un lungo viaggio.
SI PARTE!!!
Appuntamento alla stazione di Roma alle ore 18:15. Prendere il treno che parte da Torino e va al Sud è sempre un'esperienza stupenda, perché per tutto il tempo si sentono pensionati che, con spiccato accento napoletano o palermitano, ripropongono con enfasi le auliche tesi secondo cui i marocchini devono tornare a casa loro, gli immigrati fottono il lavoro agli italiani, fanno schifo, ci hanno i pidocchi, la droga e l'aiddse, e io è tutta una vita che lavoro e a questi con la mia pensione non li mantengo, in Italia ci devono stare gli Italiani e i negri devono stare in Negria e soprattutto "A mia nipote se u ggiorn' 'a ved' assieme a 'u strunz' 'e vu cumprà la crép 'e mazzate!". Sono cose che fanno bene. Chissà cosa diranno i pensionati vu cumprà sull'espresso Torino-Casablanca del dicembre 2050.
Ispirato da tanto artistico folklore, decisi di inoltrare agli altri handicappati la mia posizione in tempo reale, mediante sms di insulti formulati nel dialetto delle regioni che andavo via via attraversando.
Iniziai con i classici: "Balengu 'd crin 'd cujunàss! Andè a caghè an Tani, e peu ant-la carbunin-a che quandi a casca la strùns at vèn al cù nèir!!! Andevlu piè 'nt el cù!!!", per proseguire con: "Galusci blucerchiati!!! Bulicci!!! Teste di belìn!!!", poi: "A Pisani bui di culi buhaioli sudici caapranzi spaccascurregge tegàmi i budelli delle vostre ma'!!! Vi si piantan dugénto fave su pe' i' culo... che almeno servite pe' qualcosa: a concimalli!!! Meglio un morto in casa che un Pisano all'uscio! Se la merda fosse oro, a pisa c'è il tesoro!!!" e infine: "Ahòòòò! Sto ad arrivà, all'anima de li mortacci vostra! Se nun ce state ve piglio a calci ne' 'r culo finché nun v'ho spaccato li denti! Ma vaaaaffankuloooo!". Il viaggio mi sembrò incredibilmente breve.
E va be', salutati a malincuore i miei allegri compagni di viaggio terroninazifascioleghisti, mi accorsi di essere arrivato a Roma Termini in perfetto orario. Credevo che non avrei trovato nessuno ad aspettarmi, come da tradizione, invece presente all'appello c'era la giovane Serenity.
Dopo anni di chat per la prima volta ci vedevamo dal vivo. Che romantico.
"Sì vabbe' però fai la faccia più handicappata - mi disse - se no non ti riconosco!"
Il bello di Internet.
Ci recammo all'
Assistenza Disabili della stazione,
dove avevamo appuntamento con gli altri handicappati. JJ arrivò dopo dieci minuti, l'extracomunitario Evaristo e l'anale Pelodia dopo una mezz'ora. I terroni puntuali, i nordici in ritardo. Non c'è più religione.
Evaristo ostentava un look anni settanta stupendo, un misto tra un rocker etno e un ambulante delle vie del centro, ma la cosa più inquietante era che continuava a ricevere telefonate intercontinentali alle quali rispondeva sempre in una lingua diversa e, soprattutto, con una voce diversa. Era fantastico.
"E la figa?" chiesi all'anale Pelodia.
"Non c'è ancora... Pompina e amiche arrivano domani..."
"Ah... e il mio amico Godai?"
"Non viene - mi rispose Serenity - perché ieri gli è USCITA UNA SPALLA!"
"Ah... da dove?"
La risposta si perse nel frastuono del metrò che, rapido e puntuale come un'inculata, ci scaricò nel pozzo nero dei nostri destini: eravamo a casa Fottone.
CASA FOTTONE
Casa Fottone era discretamente in culo ai lupi, però davanti a casa non c'erano troie. Peccato.
In compenso JJ era ossessionato dai ladri, così barricava tutte le tapparelle ogni volta che metteva il culo fuori di casa, e le sbarricava ogni volta che lo riportava dentro... siccome il culo se lo spaccava lui, noialtri non avevamo niente in contrario.

La casa era molto più ordinata di quanto me l'aspettassi: c'era qualche traccia di merda in cucina ma non c'erano tracce di cibo nel cesso.
Era anche abbastanza grande: ben tre camere oltre la cucina. Una delle camere però non si poteva sfasciare perché ci abitava il coinquilino gay, che ora però non c'era.
Il frigo era pieno di birre, ma non le potevamo bere perché erano del coinquilino gay, che ora però non c'era.
Chiesi se questo coinquilino gay che ora però non c'era sarebbe stato dei nostri a Capodanno. JJ scosse la testa: per l'annuale inculata si sarebbe rivolto a dei professionisti.
Faceva male a sottovalutarci.
In una delle camere avremmo dormito in tre: l'extracomunitario Evaristo e l'anale Pelodia nel letto matrimoniale, io in una branda del cazzo. JJ avrebbe dormito in un'altra stanza, da solo. Serenity avrebbe dormito a casa sua. Non sapeva cosa si sarebbe persa.
L'
anale Pelodia
mi portò a fare il giro turistico di casa Fottone, mostrandomi come tutti i mobili fossero marroni, e secondo lui una casa in cui il colore dominante è il marrone è un classico segno di coprofilia e/o coprofagia latente.
"La coprofagia latente è ovunque - diceva l'anale Pelodia - perché l'uomo è per natura attratto dalle cose marroni. La cioccolata è come una droga, la carne cotta assume un colore marroncino, come del resto anche il pane... insomma, tutti amano le cose marroni perché tutti ambiscono a mangiare la merda!"
Subito dopo stappò una Pepsi.
Twist.
Ma solo perché fa ruttare.
Immerso nelle avvincenti teorie dell'anale Pelodia, capii che casa Fottone era un'universo da scoprire. Non a caso avrebbe riservato ancora molte altre sorprese, tra cui il bellissimo
calendario della Padania ed
un accrocchio assurdo a forma di pedana lampeggiante che si collega al computer e ci balli sopra
.
Non avevo mai visto niente che potesse incrociare a tal punto i concetti di trash e di Nerd... non vedevo l'ora di filmare JJ che ci saltava sopra ubriaco e metterlo su marok.org
QUANDO L'HANDICAP.
Il Pelo, da buon cuoco e da buon emiliano, ci disse che a Capodanno avrebbe assolutamente voluto cucinare il cenone di Capodanno, perché l'aveva fatto tutti gli altri anni ed erano tutti stati anni di merda. Dopo rapida discussione, convenimmo che le priorità del Capodanno sono alcool, fumo e sfasciare la casa (naturalmente volendo fare un discorso puramente teorico ci sarebbe anche la figa, ma noi non siamo omologati) però guardare qualcuno che lavora è pur sempre sublime poesia. Così aderimmo felici all'iniziativa del Pelo, gli dicemmo: "Yeah! Fottitifottitifottitifottitifankulofankulo!"

e ci bevemmo un'altra birra.
Intanto si erano fatte le otto e in casa non c'era un cazzo da mangiare. Optammo per un kebab. Ma non in un locale, perché andarci sapeva fatica: JJ telefonò al posto più vicino e gli disse di portarci un po' di kebab a domicilio.
I kebab sarebbero arrivati un'ora e mezza dopo. Freddi. E sapevano di merda.
E va be', non di solo kebab vive l'uomo: anche di figa. Ma noi no: non siamo omologati. Infatti l'anale Pelodia

passò la sera a contattare pseudo giovani donne nella speranza di trovarne qualcuna che gliela mollasse a Capodanno e, dopo l'ennesimo vaffankulo, chiamò la sua amica Pompina per sapere a che ora sarebbe arrivata.
Lei ma soprattutto le sue fantomatiche amiche potenzialmente fighe.
Ci disse che era appena salita sul treno ma poi si era accorta di avere la febbre ed era tornata indietro. Con le fantomatiche amiche potenzialmente fighe.
Ma quando la figa manca, l'handicap abbonda: ci chiamò il
Colonnello Nunziatella. Anche lui era a Roma.
"Oh, ci vediamo da qualche parte a Capodanno?"
Dopo breve consulenza con la giovane Serenity, stabilimmo un gancio in piazza dell'Agricoltura perché è pieno di patata, e decidemmo che la nostra ultima azione della serata sarebbe stata telefonare a
Sanfru.
"Pronto - dissi - Sei Sanfru? Sono Max Kava!"
"Oh, buongiorno!" rispose Sanfru, serissimo.
Buongiorno. Alle dieci di sera.

"Ti volevo salutare per Capodanno... - continuai - sono con Marok... adesso te lo passo!" e gli passai la giovane Serenity, sussurrandole: "Digli fottitifottitifottitifottitifankulofankulo!"
"Ciao! - disse la giovane serenity - Fottitifottitiftiaodjfisadiadoijolkjljnkulo!"
"Ciao - rispose Sanfru senza fare una piega - dove siete?"
"A Roma! Aspetta, ti passo Rese!"
Serenity passò il telefono ad Evaristo, che nell'arco di un minuto si qualificò come Rese, Gnapppo, Pelodia, Godai, Lindo e il Colonnello Nunziatella senza mai cambiare nè lingua nè voce, e poi attaccò il telefono.
Iniziammo inevitabilmente a parlare di Sanfru. Volevamo ricordare tutte le gesta handicappate che aveva compiuto nella sua seppur breve vita e ci venne in mente l'unica sua frase intelligente: "Io vi ho conosciuti nel 2001 e avete passato tutto il 2001 a rimpiangere il 2000, il 2002 a rimpiangere il 2001, il 2003 a rimpiangere il 2002, il 2004 a rimpiangere il 2003... ci sarà un giorno in cui rimpiangeremo il 2004?"

Come tributo a Sanfru, dedicammo quella sera al rimpianto del 2004.
Di fronte a tanto sfacelo, l'anale Pelodia estrasse dal suo zaino
una tastiera giocattolo con ben otto tasti di cui uno scordato, e tenne un concerto in nostro onore. Decidemmo di dormirci su, e ci mandammo tutti quanti affankulo.
I RIFORNIMENTI
Serenity ci telefonò di buon mattino, verso mezzogiorno, dicendoci che il mio amico Godai non sarebbe mai potuto venire da noi perché la spalla che gli era uscita non era ancora ritornata e lui era preoccupato. Quindi saremmo dovuti andare noi da lui, casa sua era fuori Roma, avremmo dovuto fare la cena con i suoi, l'ultima metro passava alle undici e mezza e là non c'era un cazzo da fare.

La mandammo coralmente ed improrogabilmente affankulo, ma non prima di averle promesso che il pomeriggio dell'uno saremmo sicuramente passati a trovare lei, Godai e la spalla di Godai, così non si sarebbero sentiti soli.
Ci eravamo giocati l'unica giovane donna della serata.
Senza farci caso, da quando ci eravamo svegliati non avevamo smesso un attimo di bere, il brillante risultato fu che la birra era finita, e questo è l'unico stimolo che può portare un uomo di razza bianca caucasica ad uscire ed andare a fare la spesa. Ce ne andammo affanculo all'ipermercato.

La distanza da casa JJ non era molta: soltanto una fermata di metrò. Tuttavia per arrivare al binario occorreva superare un durissimo test preselettivo attitudinale: la macchina obliteratrice.
In tutti i posti normali, la macchina ha un solo foro e timbra il biglietto a prescindere dal verso in cui è inserito. A Roma no. A Roma ha più fori, dei quali sono uno è quello giusto, e il biglietto va inserito con precisione millimetrica, ovviamente nel verso giusto. Inoltre, se la macchina si accorge che uno è il webmaster di marok.org, risponde SOKA a prescindere, anche se tutti i restanti parametri sono corretti. Così, dopo mezz'ora di tentativi, me lo feci timbrare da JJ: alla sua condizione di collaboratore di marok.org non aveva creduto nemmeno la macchina obliteratrice.
Guardandomi attorno, notai che il
look di Evaristo migliorava giorno dopo giorno: adesso aveva abbinato alla tenuta da ambulante la maschera dei Tre Allegri Ragazzi Morti: un unico enorme teschio.
L'accoglienza dei passanti e dei clienti dell'ipermercato del resto fu calorosa, si passò dal classico: "Anvedi quello!" al più colorito: "Ahò, quello sta a morì!" al più internazionale: "Ma vaffankulo!".
E va be', una veloce capatina nel reparto giocattoli perché l'anale Pelodia voleva esibirsi in una
session di chitarra, poi ritornammo a casa con otto borse piene di generi alcoolici più qualche chilo di carne suina perché lo chef Pelodia dice che da lui in Emilia non c'è vita senza il maiale, ed aggiungemmo qualche bottiglia di Pepsi Twist perché il filosofo Pelodia dice che fa ruttare e stimola la coprofagia latente.
SUPERMAISON
JJ in vita sua non aveva mai usato la sua cucina, il coinquilino gay l'aveva usata qualche volta per il solo gusto di versarci sopra delle porcate senza mai pulire un cazzo, e il risultato fu che adesso era ridotta ad un'unica grande discarica di merda. Però incrostata.
Il Pelo affrontò la sua missione con l'accanimento terapeutico di chi cerca traccia di neuroni nell'encefalo di Ivan Piombino. Poi però cucinò una pasta molto buona, che procurò gli effetti ben visibili nel seguente filmato:
VACANZE ROMANE
Visto che eravamo in ottima forma, decidemmo di andare a fare un giro per la Capitale. Tutti tranne JJ perché gli sapeva troppa fatica.

Il look etno-death di Evaristo creava perplessità solo nei passanti autoctoni: i turisti stranieri pensavano che girare con un teschio in faccia facesse parte del folklore locale e quindi non dicevano nulla.
Eva al contrario ci disse che non avrebbe avuto pace finché non avesse trovato una copia del Manifesto dell'ultimo giorno dell'anno. La trovò abbastanza in fretta, quindi smise presto di rompere i coglioni.
Il Pelo invece voleva a tutti i costi visitare tutti i negozi di dischi di Roma entro la fine del 2004, e tutti quelli in cui arrivavamo avevano appena chiuso. Si calmò solo quando vide che girando a cazzo eravamo capitati di fronte a palazzo Chigi, realizzando un suo grande sogno.
La vista di tanta meraviglia creò scompensi nella già provata mente di Evaristo, che prima iniziò a fare telefonate in lingue sconosciute e poi mi intimò di fargli una foto, che avrebbe intitolato:
La morte insidia il potere.
"Giovane! - urlò una voce alle nostre spalle - Ehi giovane!!!"
Io non mi voltai, perché ormai non era più il caso.
Evaristo nemmeno, anche perché in quel momento stava telefonando in norvegese.
Si voltò invece il Pelo che, allarmato, urlò: "Eva! Vieni qua subito!!!".
Ci voltammo e vedemmo un amico poliziotto, che chiese ad Evaristo di favorire i documenti.
Evaristo non si fece pregare, e, senza togliersi la maschera, gli consegnò subito la carta di identità.
"Lei non ha un nome italiano..." commentò il poliziotto.
"Eh no..." rispose Evaristo... avevo il terrore che gli scoppiasse a ridere in faccia da un momento all'altro, anche perché ero sicuro che oltre a lui avrebbero blindato anche me.

Il poliziotto confrontò la fotografia del documento con il teschio che Evaristo aveva in faccia,
lesse: "Nato ad Alexandria (GB)", mormorò tra sè e sè: "Chissà che cazz' di provincia è Gibbì..." e poi partì con la paternale.
"Sent' - disse - qua siamo in Italia, e in Italia non si può andare in giro TRAVISATI!"
"Capisco..." commentò Evaristo, togliendosi la maschera.
"Perché a Capodann' mmi shta bbene che un' si prend' 'na bella figliola eccètera, ma shtar' in cella è bbrutt'..."
"Eh sì..." commentò Evaristo, con aria seria e responsabile.
"Pensat' che pur' a Carneval' noi andiamo in gir' tra i travisati, a controllar'..."
"Ah, ma anche voi travisati?" chiese Evaristo
"Eeeeeeh... quest'un te lo poss' dire..."
"Lo prendo come un sì!" rispose il travisato, con un ovvia citazione ad un bel film di Michael Moore che lo zelante ufficiale non avrebbe colto nemmeno dopo un corso di cultura generale lungo qualche migliaio di anni.
Ce ne stavamo già andando quando il nostro amico ci salutò, dicendoci: "...e fate i brav', perché non è ccosa, guardat' che chi va in carcer' a Capodann'..."
"Va in carcere tutto l'anno?" chiese il Pelo.
Di fronte al silenzio del nostro interlocutore optammo per una coraggiosa ritirata e così, con le pive nel sacco, la maschera in mano e l'uccello in letargo, tornammo alla base, del tutto ignari che pochi minuti dopo in quella piazza un giovane mantovano chiamato Roberto Dal Bosco avrebbe tirato un treppiede contro Berlusconi.
E io me l'ero perso.
E quindi non ho fatto il filmato.
E quindi non l'ho messo su marok.org.
Il più grande rimpianto di tutto il 2004.
Vaffankulo.
DISAGIO ALIMENTARE
Senza che ce ne fossimo accorti si era fatto il 31 pomeriggio.

Al Pelo non era rimasto altro scopo nella vita se non quello di preparare il cenone, così si incollò ai fornelli in modo ermetico ed iniziò ad armeggiare con il maiale. Vedere qualcuno che lavora ha sempre un che di meraviglioso, così io Eva e JJ ci fermammo estasiati ad illuminarci di cotanto spettacolo e ci attaccammo alle birre.
Nonostante fossimo arrivati da città diverse, avessimo usi e costumi diversi e non ci trombassimo fighe diverse, eravamo tutti a conoscenza di alcune leggi fondamentali che valgono in ogni parte del mondo. La prima è che non si può andare in giro travisati, la seconda è che, quando intorno ci sono amici ubriachi, non bisogna lasciare la propria macchina foto in giro. L'anale Pelodia contravvenne a questa regola.
Cliccate qua per vedere il risultato.
E va be', ci consolammo constatando che, a sorpresa, i frutti delle fatiche del Pelo erano secrezioni di grande

pregio, che ben si accompagnavano all'ottima bottiglia di vino magistralmente stappata da JJ.
Con un cacciavite.
Dopo aver chiesto un cavatappi ai vicini di casa.
Che l'avevano mandato affanculo perché stavano trombando.
Loro.
Sarebbe stato un bel Capodanno.
IL BRINDISI!
Il cenone tirò avanti per le lunghe, perché le radici emiliane dell'anale Pelodia l'avevano spinto a tarare le porzioni sul fabbisogno alimentare di una divisione intera di porci da combattimento e anche perché tra una portata e l'altra ci leggevamo le statistiche delle parole di accesso di marok.org del 2004 (menzione speciale a "mandrie di troie" e "sborra sugli occhiali") ascoltando in sottofondo gli SBORROH del Favone Grassone e le stronzate dei cd di Radiophiga. E così a mezzanotte eravamo ancora a casa, a mangiare e bere come disperati.
Salutammo il nuovo anno con un soave fottitifottitifottitifottitifankulofankulo e, appena finito il brindisi, JJ ci ricordò che prima di uscire dovevamo ancora mangiare il pandoro che avevamo comprato all'ipermercato. Lo prendemmo a calci (il pandoro, ma un po' anche JJ) e ricominciammo a bere.
EFFETTI COLLATERALI
Contro ogni previsione, il primo a soccombere al suo stesso cenone fu lo chef Pelodia, che ad un certo punto si alzò da tavola, si accasciò sul letto, mormorò: "Minchia io non ho il fegato, ho solo l'intestino!" e poi si spense nel coma.

Evaristo rimase un po' a fissarlo con aria perplessa, poi si alzò e se ne andò fuori dalla stanza, senza dire nulla.
Pensavamo fosse andato al cesso, invece ad un attento esame vedemmo che di lui non c'era più traccia in nessuna parte della casa.
Lo ritrovammo solo un quarto d'ora dopo, in cima alle scale del palazzo, che guardava verso l'alto, barcollando.
"Volevo vedere se la casa aveva il tetto!" ci disse.
Purtroppo nessuno di quelli che abitavano all'ultimo piano gli aveva aperto... gli resterà il dubbio per tutta la vita.
Nonostante fosse in fin di vita, il Pelo si precipitò su per le scale perché voleva vedere Evaristo ubriaco con i suoi occhi prima di leggerlo su marok.org. Visto lo spettacolo, convenì con me che forse era il caso di rimandare l'eventuale uscita serale a data da destinarsi e soprattutto che, dovendo scegliere, era meglio morire in casa: c'era un fottio di roba da bere.
E poi, se proprio ci rompevamo il cazzo, c'era il telefono di casa Fottone che era gratis.
Per ovvie ragioni ne approfittammo subito, chiamando per primo l'artista Alan Magnetti, a cui proponemmo "Il volo della fenice drunk remix", una riedizione della sua hit per voce ubriaca e tastiera sminchiata, che lui commentò con: "Bravi! L'avete abbastanza fatta bene..."
Era Capodanno per tutti.
"In quanti siete?" mi chiese Alan.
Gli elencai i partecipanti al megafestone, ovvero JJ, Pelodia ed Evaristo, alias l'extracomunitario che a Padova gli aveva chiesto: "Tu sei Alan Magnetti del sito di Marok?"
Alan insistette per salutarlo, così prendemmo Eva, gli mettemmo il telefono davanti alla bocca, lui urlò: "FANKULOOOOOO!!!" e ritornò in cucina a bere.
Mentre lo guardavo ammirato mentre vagava per la casa completamente sverso, che rideva e suonava l'armonica, mi venne in mente che era il mio primo capodanno vissuto a casa di qualcuno che, passata la mezzanotte, non era ancora sclerato, non aveva cercato di sbatterci fuori, né aveva chiamato la polizia.
Fu più o meno allora che JJ si destò dal suo naturale torpore ed iniziò a borbottare qualcosa sul fatto che lui non aveva mai avuto a che fare con gli ubriachi, che non sapeva come comportarsi con gli ubriachi, di pensarci noi che era amico nostro e che l'anno prossimo blablablagnégnégnégné. Subito dopo raccolse tutto l'alcool che trovava in casa e lo nascose in cima a un mobile.
ISTINTO DI SOPRAVVIVENZA
Il bello di un poliglotta è che quando è ubriaco non si ricorda mai in quale lingua deve parlare, così nel dubbio mescola tutte quelle che sa. Così Evaristo andò avanti una buona mezz'ora a dialogare con amici immaginari in un misto di sloveno, spagnolo, inglese e rumeno, finché non sentenziò in perfetto italiano: "Ho voglia di pisciare!".
Subito dopo uscì sul balcone, mise il cazzo fuori dalla ringhiera ed aprì i rubinetti.
Lo zampillo ebbe davvero un che di artistico, così come la pozzanghera sul terrazzo di quello di sotto, che lentamente assunse la forma di un piccolo lago giallo salato.
"Non hai un po' di sonno?" gli chiese l'anale Pelodia.
"Effettivamente sì... - commentò l'extracomunitario mentre si rimetteva il cazzo nei pantaloni - quasi quasi vado a dormire..."

Dopo un paio di tentativi a vuoto, riuscimmo finalmente a condurre Evaristo nella camera giusta, per poi vederlo adagiarsi elegantemente sul letto matrimoniale, raggomitolato perpendicolarmente al verso del materasso.
Ogni tentativo del Pelo di fargli alzare il culo dal suo sacco a pelo si esaurì nel vuoto, così decidemmo di abbandonarlo al suo destino e ce ne ritornammo in cucina. A bere.
IL RISVEGLIO
Aprii gli occhi di buon mattino: era appena passata l'una. La prima immagine che riuscii a mettere a fuoco fu la sagoma di Evaristo che stava di nuovo bevendo come un disperato: mi mise subito di buonumore.
"Oh, che cazzo ho fatto ieri sera?" mi chiese, supponendo che avessi ripreso tutto con la fotocamera per metterlo su marok.org. Gli feci vedere i filmati, commentò: "Fico!" e si stappò un'altra birra.
Obiettai che secondo me, se fin dal mattino fosse andato avanti a bere senza mangiare nulla, prima o poi avrebbe sboccato l'impossibile. Poi mi voltai ed osservai le tracce delle sue sboccate sul pavimento, sul letto e sulla sua copia del Manifesto che venerava come la Sacra Scrittura. Mi voltai di nuovo e vidi che aveva aperto la busta del panettone che avevamo preso a calci il giorno prima e se n'era cacciato in bocca almeno metà.
"Tutto a posto?" gli chiese l'anale Pelodia.
"Mmmm mmmm!" rispose Eva.
"Secondo me non ce la fai a masticarlo tutto..."
"Mmmmm!"
"Dai, prima di soffocare vai a sboccarlo fuori dal balcone sul terrazzo di quello di sotto!"
"Dai, sbocca sul piscio dell'altra sera - aggiunsi - così facciamo l'arcipelago!"
L'idea piacque, il consenso fu immediato. Persino il padrone di casa non disse nulla, ormai si era rassegnato.
LA MEMORIA DEL PELO
Verso le tre di pomeriggio facemmo colazione con una bistecca ai ferri, perché secondo il Pelo faceva bene. Dopo quasi 24 ore chiusi nella casa ci sentivamo isolati dal mondo, unico contatto con la civiltà handicappata l'sms di Ivan Piombino: "Buon Anno da Ivan Piombino.
www.ivanpiombino.org". Non avevo mai visto nessuno così disperato da fare spam del suo sito via sms... mi ripromisi di farlo anch'io nel 2006.
Gli ultimi accadimenti avevano proiettato l'anale Pelodia nella fase Nerd, così disse che voleva aggiornare il suo blog da casa Fottone.
Peccato che però non fosse capace a fare un cazzo, così mi chiese di dettargli l'html e poi, dopo tre secondi, urlò: "Questo lo dicevi anche nella tua tesi!!! La so a memoria!!! E so a memoria Vaffankula e Scorreggina! E so a memoria il Favone Grassone! E so a memoria tutti i tuoi mp3 del cazzo! E so a memoria tutti i tuoi racconti del cazzo che hai scritto sul tuo sito del cazzo! E di quello che devo studiare a scuola non mi ricordo un cazzo!!! Vaffankulo! Vaffankulo! Vaffankulo!!!"
Anche questo è amore.
MESSAGGI SUBLIMINALI
Minuto dopo minuto, le condizioni di Eva peggioravano esponenzialmente. Alternava brevi momenti di lucidità in cui appena mi vedeva urlava: "No foto! No foto! Fankulo Marok punto org!" a lunghe pause di lirismo melodico in cui ricantava Frank Zappa tradotto in babilonese. Per la maggior parte del tempo però fissava il vuoto e gli faceva domande.
In albanese.
Il vuoto non ha mai risposto.
Razzista.
Abbassammo le tapparelle in tutta la casa e Pelodia disse: "Sono le tre, è ora di andare a dormire!"
"D'oh!" rispose Eva, e si sdraiò con noi in camera da letto, cercando di mandare gli sms della buona notte senza capire da che parte si tenesse il telefonino.

"Vuoi una mano?" gli chiese il Pelo.
"Jaskhda messaggio oihoiasdelettra jhasd - rispose - allora ho jahsidhaiuhdasdada capito?"
"Sì sì - gli dissi - hai fatto bene!"
"Grazie!" rispose, e si addormentò.
L'HANDICAP CONTINUA!
Esaurita la nostra missione, il Pelo ed io uscimmo dalla stanza, tirammo su le altre tapparelle e ci dedicammo alle attività per cui ci ritenevamo portati: io scaricai la posta, lui lavò i piatti.
Nel frattempo Giggi Fottone disse che era ora di smaltire le calorie accumulate durante il cenone ed iniziò a ballare sull'accrocchio nerd che aveva comprato. Vederlo era uno spettacolo,
filmarlo per poi metterlo su marok.org un dovere morale.
Tra l'altro era interessante notare come l'argomento "pranzo da Godai" non fosse più nemmeno stato preso in considerazione, e soprattutto nessuno si era lontanamente preso la briga di comunicarlo a Serenity ed al mio amico monospalla, che probabilmente ci stavano ancora aspettando.
Solo allora mi ricordai che a Roma c'erano anche le Fave Romane, e che prima di partire Duccio e la Cicalona mi avevano detto che, tranquo, ci saremmo trovati affanculo la sera dell'uno per una pizzata. Chiamai la giovane donna, che con fare sicuro mi disse: "Dai, vediamoci a Lepanto!"
Le dissi: "Sìsì!" convinto che mi stesse prendendo bellamente per il culo. Solo dopo lunghe indagini scoprii che Lepanto era una fermata della metropolitana.
Linea A.
Ovviamente da noi passava la linea B.

Calcolammo un paio d'ore per svegliare Evaristo mediante elettroshock testicolare continuo, una mezz'ora per arrivare a Lepanto, e, seguendo la legge di Murphy, raddoppiammo il tutto: "Ok, ci vediamo alle otto e mezza!"
Tanto a Roma si cena alle nove, chissenefotte.
MINORANZE MINORATE
Passammo un po' di tempo ad allestire torture naziste per svegliare Evaristo. Purtroppo, quando avevamo quasi finito ed eravamo pronti per il collaudo, Eva si alzò spontaneamente e si diresse verso la cucina, per cercare da bere. A tentoni, perché aprire gli occhi gli sapeva fatica. Sfortunatamente JJ aveva imboscato tutto l'alcool che c'era in casa e aveva disseminato i mobili di trappole anti handicap, così Eva si dovette accontentare di leccare qualche briciola dal panettone preso a calci, e si fossilizzò davanti al computer, nel vano tentativo di scrivere giusta la sua password per leggere la posta ed aggiornare il suo blog.
All'improvviso però la porta di casa si aprì. Era lui, l'uomo dei nostri sogni: era arrivato il misterioso coinquilino gay!!!
Era mano nella mano col suo ragazzo, un panzone schifoso.
Anche questo è amore.
I due si appartarono prontamente nella loro stanza ed Evaristo, cliccando su punti casuali dello schermo, mise a palla l'mp3 della
canzone dei Froci (quella che apre i concerti di Elio, per intenderci), senza nemmeno capire cosa stesse facendo.
Il Pelo azzerò immediatamente il volume dello stereo, Eva commentò: "È basso il volume di questo pezzo..."
"Eh... - osservai - è un bootleg..."
"Mmmh - annuì - peccato però...". E cambiò brano.
JJ osservò tutta la scena ammutolito, finché non fu il coinquilino gay ad uscire dalla stanza: "Ti devo parlare!"
Giggi lo seguì, e dieci secondi dopo sentimmo urla bovine.
Presi immediatamente la macchina fotografica e mi precipitai nella Gomorra room, seguito a ruota da Pelo, che se era il caso voleva finire nel filmato di marok.org, ed Eva, che non capiva un cazzo ma sentiva che c'era da divertirsi.
"Questa macchia prima non c'era - disse il coinquilino gay, indicando una chiazza di sbocco enorme, che stava in mezzo alla stanza - e la finestra era chiusa!"
Evaristo sentì che quello era il suo momento, e disse: "SE C'È QUALCUNO CHE SBOCCA QUA, QUELLO SONO IO!"
"E soprattutto LA FINESTRA A CASA MIA LA APRO QUANDO CAZZO MI PARE!!!" aggiunse JJ, che non aveva nemmeno bevuto.
Fu un bel momento.
Sembrava di vedere un reality show in diretta, ci mancava solo un idiota di Forza Italia che ripetesse ossessivamente: "Lei non mi interrompa io non la interrompo Comunisti!" e l'indice d'ascolto avrebbe raggiunto livelli stratosferici. Il ragazzo del coinquilino gay intanto osservava tutta la scena con aria impassibile seduto sul letto dell'amore, mentre i due urlavano come handicappati inculati da un montone ed Evaristo ripeteva con aria gioiosa: "SONO IO CHE SBOCCO! SONO IO!!!"
Ad un certo punto l'anale Pelodia pensò di risollevare la situazione, andò dal ragazzo del coinquilino gay e gli disse: "Mi dai una mano a metterli calmi?". Risposta del coinquilino gay: "Ma vaffankulo!"
E va be', si andò avanti per una mezz'oretta buona, poi il coinquilino gay si rassegnò e disse che a questo punto avrebbe pulito tutto lui. Gli dicemmo: "Bravo!" e partimmo per Lepanto.
ROTTA VERSO LEPANTO!
Nonostante non avesse più toccato alcool da qualche ora e avesse dormito tutto il giorno, Eva era ancora sverso completo. Come per Obelix, in lui gli effetti della pozione erano permanenti.
Passammo l'intero viaggio a guardare Eva che canticchiava in cingalese antico, mentre JJ borbottava invettive partenopee contro il coinquilino gay e Pelodia ci esponeva le sue paranoie in base alle quali tutte le Fave Romane lo odiano, perché quando le aveva incontrate al Panino Day aveva fatto una battuta e loro si erano girati dall'altra parte e se n'erano andati.
"Che battuta era?"
"Non ricordo, però era bella..."
RAPPORTI UMANI
Nonostante avessimo accumulato tutti i ritardi possibili, a Lepanto eravamo i primi. Solo dopo qualche minuto scorgemmo le deformi fattezze del Capo Duccio, che ci salutò con le testuali parole: "Ma perché Roma???"
Così su due piedi non seppi trovare risposta, per fortuna intervenne Evaristo e disse la sua. In Turco Cipriota.
Il Capo per tutta la sera non ci rivolse altre domande.
Dopo un po' arrivarono tutti gli altri, KraNpo, Tracca, Leesa, Giorgio e, come sempre ultimi, Mumble e soprattutto la Uebmasta
Cicalona, abbigliamento fetish included. Sono cose belle.

Una volta in pizzeria, Evaristo iniziò a sfogliare il menu per vedere qual era la bevanda più alcolica che poteva ordinare.
"Tu non tocchi alcool stasera!" gli disse il Pelo.
"D'oh!" rispose Evaristo.
Il Pelo rimase per un po' silenzioso, non sapeva come controbattere a una tale argomentazione. Poi gli concesse le attenuanti della coprofagia latente e gli permise di assumere una Pepsi Twist.
Per il resto gli argomenti di conversazione furono molto variegati: Favone Grassone, Grumo, Kastrox, Ivan Piombino e Sanfru.
"Non è possibile!!! - urlò Pelodia disperato - È il 2005, sono fuori dalla chat, sono a ROMA, con gente che non ho mai visto prima, e COMUNQUE SI PARLA DI SANFRU!!!"
Cercammo di consolarlo parlandogli di Lindo ma fu tutto inutile e l'anale affogò il suo malessere in un sms.
Destinatario: Sanfru. Testo: "Hai vinto!"
L'unico che sembrava immune ai problemi sociali rappresentati da Evaristo, dal Pelo e da Sanfru era JJ, che da quando eravamo partiti non aveva smesso di bofonchiare insulti vari in napoletano stretto contro il coinquilino gay.
Io davvero non riesco a capire quale perverso masochismo possa portare un individuo a coabitare con un gay... a quel punto tanto vale sposarsi.

E va be', una volta arrivato il cameriere a raccogliere le ordinazioni, la Cicalona disse che venire a Roma e mangiare la pizza era da handicappati. Così io, il Pelo, JJ ed Evaristo ordinammo la pasta. Tutte le altre Fave Romane presero la pizza.
"Volete anche degli antipasti?" ci chiese il cameriere.
"Io no - dissi - sono ancora pieno dal cenone di ieri sera..."
"PERCHÉ??? - sbottò l'anale Pelodia - CHE COSA HAI MANGIATO???"
Fu un bel momento.
Visto che nemmeno la cena ci aveva stroncato, decidemmo di estinguerci in birreria. Fu un'idea molto saggia: appena entrati ricominciammo a parlare di Sanfru.
Unico diversivo guardare le nostre foto sulle carte d'identità, finché non ci accorgemmo che Evaristo è originario del Cile, vive nella Slovenia Citeriore, ma in realtà è nato in Scozia: il fatto devastò il nostro precario equilibrio mentale e scatenò una rissa improvvisa, con tanto di Carrà e Mercedes. Dal momento che la nostra tavolata ostruiva in maniera totale l'uscita di sicurezza, deducemmo che alla fine della serata ci avrebbero dato fuoco.

In mezzo a cotanto handicap, la Uebmasta Cicalona era stranamente taciturna.
"Almeno avete fatto la festa di vaffankulo al 2004?" mi chiese.
"Noi siamo molto più avanti - le risposi - abbiamo già fatto il revival del 2004, prima del 31!"
La giovane donna si ammutolì del tutto.
IL RITORNO E GLI ADDII (per sempre)
Verso l'una e mezza in compenso si svegliò JJ, senza peraltro bisogno di alcun link.
Distolti i pensieri dal coinquilino gay, si ricordò che l'ultima corsa della metrò di Roma è alle ore 0:30 e casa sua era dalla parte opposta della città.
Per fortuna il Capo era da solo in macchina, così ci poté agevolmente caricare, destinazione affanculo.
"Che palle Roma - si lamentava - non fa granché freddo, però è umido!"
Pelodia gli raccontò che, nel suo paesino dell'Emilia, quando va a scuola in motorino deve scendere e camminare fino a cinque millimetri dal semaforo per vedere se è rosso o verde, e quando finalmente arriva a destinazione ha le stalattiti di ghiaccio sulla barba. Però in compenso d'estate ci sono afa e zanzare.
Il Capo si ammutolì, ci scaricò davanti a casa e se ne andò schifato.

Una volta in casa, JJ ci disse che era una giornata di merda e che quindi se ne andava a dormire.
"Vuoi un link?" gli chiesi con aria innocente.
Si barricò in camera sua e non lo vedemmo mai più.
Evaristo naturalmente aveva ricominciato a bere, e dopo un po' anche a dialogare con se stesso in idiomi ungarofinnici.
Solo dopo un'oretta mi si avvicinò e mi disse: "XZKSHXWYZZYY?"
Risposi: "Sìsì!" e lui piombò in catalessi, sul letto.
Sembrava che finalmente l'extracomunitario avesse trovato la pace eterna, solo a distanza di giorni ci raccontò che quella notte gli era arrivata in sogno una delle visioni più straordinarie della sua vita: Alan Magnetti al festival di San Remo.
Nel sogno, Alan saliva sul palcoscenico e poi, tradito dall'emozione, SBOCCAVA. In mondovisione. Diventando l'eroe dei giovani.
Non vinceva, perché vincere San Remo non fa tendenza, ma, finito il festival, andava in tournée nazionale con una rock opera in cui sboccava ripetutamente, per fare contento il suo pubblico. Tutto ciò era bellissimo.
L'anale Pelodia invece passò una mezz'ora buona ad ascoltare nel walkman l'ultima puntata di Notturno Italiano, perché sentiva la mancanza della voce di Duccio. Poi disse una frase incomprensibile che aveva per soggetto il culto di Zarathustra, urlò: "VAFFANKULO!" e si addormentò.
Il mondo non ebbe più sue notizie fino alla settimana successiva, quando mandò a tutti un SMS con testuali parole: "MI HA SCRITTO SANFRU CHIEDENDOMI COSA HA VINTO!!!"
Il 2005 era appena iniziato, e già prometteva bene.
Ma intanto andate tutti quanti affankulo.
Grazie a Giosef, al Pastrano ed al Pelle per le consulenze dialettali,
all'anale Pelodia e alla UebMasta Cicalona per le foto filosoficoesistenziali
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