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HO VISTO - IVAN PIOMBINO

Quando si pensa di avere visto tutto nella vita, quando si pensa che in questo pazzo pazzo mondo nulla possa più stupire, ecco arrivare LUI, l'ormai famoso Ivan Piombino, che con il libro HO VISTO inizia la sua carriera da scrittore.

Il libro è una raccolta di poesie, che spaziano dalla ricerca filosofica al sogno sentimentale. Ha visto la luce dopo l'Epifania, ovvero in quel beato periodo in cui tutto costa meno e nessuno compra nulla, ma sono dettagli: la fama del personaggio trascende tutto ciò, così come la fedele trasposizione in forma poetica del suo travaglio interiore e delle sue visionarie percezioni. Lo stesso titolo del libro, "HO VISTO", sembra riproporre la spiccata inclinazione dell'autore al voyeurismo ma anche al presenzialismo ed alla quasi maniacale passione per la fotografia, ben conosciuta dai gruppi musicali dei quali è fan, primo fra tutti Elio e le Storie Tese che da anni l'hanno soprannominato "excessive photographer".

Le passioni della sua vita ricorrono spesso nei suoi testi, dall'eco quasi sussurrato di un subconscio Favico ("Vuoto Pneumatico", "Meglio soli che lune") o musicale in genere ("Impressioni di novembre") all'immensa attrazione gravitazionale verso il pianeta Pheega, che lo porta a trasfigurare la donna fino ad assegnarle tratti mistici, se non addirittura angelici.

In questo Ivan Piombino si avvicina molto al raffinato stile del compositore (nonché concittadino) Alan Magnetti. Ritroviamo tracce di queste affinità nei giochi lessicali (catene di aggettivi assonanti come "l'impermeabile indelebile") ma anche nel racconto continuo del disagio come inizio e conclusione del parto della creazione che dà luogo ad un ciclo vitale, quasi un battito creatore perpetuo che scandisce il ritmo delle sue emozioni.

Interessante anche l'arco temporale della stesura: se alcune poesie sono state scritte a metà degli anni 90, la maggior parte risale alla primavera/estate del 2003, in coincidenza con la fine del suo pluriennale esilio mentale dovuto a sudditanza amorosa, nota ai più come servitù della gleba. La gioia per la ritrovata libertà e la fine di una sofferta relazione sono dunque stati la miccia che ha fatto detonare la carica espressiva del poeta, confluendo nella sua prima pubblicazione.

E così, sperimentazioni un po' avvenieristiche sulla lingua italiana ("scaturiranno in me quel senso di felicità", "la magia che sprigionava la sua AUREA") si intrecciano con brillanti giochi lessicali ("sospiri di respiri di spiriti isterici/s'insediano nei sogni delle mie notti insonni") ed interessanti spunti di riflessione ("l'assenza d'elementi nella mente scarnifica ogni sogno").
La lettura è quindi piacevole e curiosa, ideale per le vostre notti insonni!

Per contattare l'autore: www.ivanpiombino.org






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