
Era un grigio pomeriggio di primavera ed ero beatamente incollato al computer quando un sinistro squillo frantumò il silenzio del mio torpore. "Nella vita ci vuole coraggio" pensai. E risposi.
"Marok!!! Ho una notiziona per te! Ho letto sul giornale che vicino a Vercelli c'è un concerto di un certo Elio... andiamo?"
Non mi ricordo molto dei brevi attimi trascorsi tra questa sibillina frase e la partenza verso quel paese in culo ai lupi dove si sarebbe svolto il mio battesimo dimensionale, il mio ingresso nell'iperuranio, la mia catarsi interiore, il mio bagno primordiale, il mio bidet metafisico: IL MIO PRIMO CONCERTO DI ELIO E LE STORIE TESE!!!!!!!
Ebbene sì, quattro giovani eroi, quattro avventurosi viaggiatori, quattro pirla, abbandonarono la loro città, le loro case, le loro cose e partirono intrepidi e fiduciosi, armati di uno stradale del Piemonte, la cassettina portafortuna del Magia ascoltata per tanti anni e la consapevolezza che poche ore più tardi le proprie esistenze sarebbero cambiate. Per sempre.
Una volta raggiunto il ridente paesino vercellese, Cigliano, che minghia già il nome era tutto un programma, il nostro primo contatto con gli indigeni fu positivo: ogni volta che ci accostavamo per chiedere informazioni ci sentivamo rispondere con fare sicuro: "Siete qua per Elio eh?". Trovammo il posto con discreta facilità.
Il Due. Così si chiamava lo storico locale, meglio conosciuto come la discoteca più truzza di tutto il Piemonte. Fuori dall'ingresso uno sciame di motorini parcheggiati cercava invano di mimetizzare le sagome di alcune forme approssimative di vita che, svaccate sul marciapiede con sigarette e birre vuote in mano, fissavano inespressive il mondo circostante aspettando apatiche la propria morte cerebrale.
"Che schifo" pensai. Non avrei mai immaginato che dopo pochi anni sarei diventato uno di loro... Ma bando alle nostalgie. La fila era già lunga, così ci mettemmo in coda e ci fiondammo dentro.
La mia attenzione venne presto catturata da una maglietta nera esposta al bancone, aveva una scritta molto particolare: "Hai una voce di merda, come quella che canti, come sei..." Ritenni inutile continuare la lettura e me la cattai all'istante. Ancora oggi lo considero l'unico acquisto sensato della mia vita oltre al Manuale della Barzelletta di Vezio Melegari.
In ogni caso il locale era un vero cesso. Il pavimento era talmente unto che ci si poteva giocare a calcio saponato, mentre il palco, invece di essere in fondo alla pista, era assurdamente IN MEZZO, così non solo non si vedeva niente ma i più sfigati si sarebbero goduti il concerto di spalle. Tuttavia, dal momento che noi c'eravamo messi davanti, di tutto questo non ce ne poteva fregar di meno, l'entusiasmo era alle stelle così come la voglia di dare sfogo ai nostri peggiori istinti animali ed iniziammo ad imprecare contro qualunque entità fisica o astratta che ci venisse in mente finché, finalmente, non apparvero loro, gli ELII.
Iniziò l'orgasmo.
Erano vestiti in modo curioso, elmetto giallo e tutina rossa. Solo dopo ci avrebbero spiegato che era la tenuta degli omini Playmobil.
Senza cagarci neanche di striscio, non un saluto, non un "ciao Cigliano", non un cazzo, attaccano subito con JOHN HOLMES, travolgente, trascinante, energia indescrivibile, libidine pura. Senza alcuna pausa proseguono con OCIO OCIO e CASSONETTO, finché non staccarono finalmente le mani dagli strumenti ed Elio urlò: "Ciao Cigliano!!!"
Fu un'ovazione, ma gli Elii per tutta risposta si girarono di spalle e, rivolti a quelli che li guardavano da dietro, dissero: "È la prima volta che abbiamo pubblico davanti e pubblico dietro. Ma questo pezzo è solo per voi! È una canzone nuova, che non è ancora comparsa in nessun album!!!" Partì la musica ed Elio urlò: "SI BASANO SUI FIIIIIILM!!!"
"Basta. La canzone è finita. Vi è piaciuta?"
Il pubblico di fronte scoppiò a ridere e iniziò a rivolgere cenni inequivocabili a quelli dietro, che per tutta risposta partirono con poco educati slogan in tutte le lingue terrestri e non, finché gli Elii, girati di nuovo dalla nostra parte, attaccarono con IL VITELLO DAI PIEDI DI BALSA e, senza prendersi nemmeno un attimo di respiro, proseguirono con il REPRISE e con ESSERE DONNA OGGI, che fece letteralmente esplodere la discoteca. Seguì NOI SIAMO I GIOVANI in versione pre-elettorale ("Noi siamo i giovani con in blue jeans, noi siamo i giovani, e siamo sempre contro. E siam contro Berlusconi, e siamo contro tutti quanti, perché noi siamo giovani..."). Ma tutt'ad un tratto lo show si fermò.
"E' il momento dello sponsor - spiegò Elio - ed è Mandingo, il segreto dei pornostar!!!". Partì il brano AÜ eseguito da Elio e Faso che si cimentarono in un balletto assurdo. "Vi è piaciuto? No? Allora provateci voi!!!" disse Elio, trascinando sul palco due poveri sfigati che finirono per sfoggiare tutto il loro handicap di fronte ad un pubblico che d'ora in poi li avrebbe respinti per sempre dalle proprie strade e dalle proprie città costringendoli a vagare nel più solitario esilio fino alla quindicesima generazione. Se mai fossero riusciti a riprodursi.
Ma era il momento di CATALOGNA, seguita da BORN TO BE ABRAMO e SUNSET BOULEVARD, tutte rigorosamente intervallate da Si basano sui film, che gli Elii in tutto il concerto eseguirono più o meno una decina di volte. Finché tutto il gruppo non si ritirò dietro le quinte, eccezion fatta per Faso e Christian Meyer (ai tempi Millefinestre) che si prodigarono in un assolo mozzafiato.
Passò un quarto d'ora abbondante prima che gli altri riprendessero in mano gli strumenti, eseguendo UOMINI COL BORSELLO, NÈ CARNE NÈ PESCE e NELLA VECCHIA AZIENDA AGRICOLA, al termine della quale partì una base jazz su cui Elio presentò al grande pubblico il simpatico complessino, svelando i "veri nomi" degli allegri membri della band: scoprimmo così che Cesareo si chiama in realtà Dadione Luca, Rocco Tanica è Renato Tinca, Millefinestre è Christian Meter, Faso è Riki Ronconi e Feiez è Luigi Piloni. Elio fece per andarsene quando Mangoni salì sul palco e lo bloccò: "Hai dimenticato qualcuno!!!" Elio, nervoso, faceva finta di niente, dicendo: "Dimenticato qualcuno? Ma chi?" Mangoni, rivolto al pubblico, indicò l'impaurito Elio urlando: "Manca LUI!!! ROBERTO MORONI!!!"
Ed ecco svelato il "vero nome" di Elio, che, preso dalla vergogna, si coprì il volto e mormorò: "È arrivata come una botta... non me l'aspettavo..." mentre il pubblico tra le risate e gli applausi urlava: "Roberto Moroni!!! Roberto Moroni!!! Nudo!!!".
Fu molto bello assistere all'entusiasmo di un pubblico fiero di avere finalmente scoperto l'identità segreta del proprio cantante preferito e pronto a vantarsi con tutto il mondo di questa incredibile fortuna. Ben presto, però, la commozione lasciò spazio all'allegria guidata dalle note di SERVI DELLA GLEBA, al termine della quale il grande Paolone da dietro le spalle di Faso muoveva le corde del prezioso strumento, mentre lo sfaticato bassista si intratteneva al telefono con la sua bella... non ci sono più i bassisti di una volta... ma le luci si spensero e nel Due risuonò una voce assai familiare, che recitava: "Sbiancate, figu, Oklahoma, miccette..." Il riaccendersi dei riflettori mostrò un inedito Mangoni vestito con un mantellino giallo che, mimando mosse assurde, introdusse la stupenda SUPERGIOVANE. La folla era ormai in delirio e aveva perso completamente la nozione del tempo e dello spazio e del dove andiamo e del quando siamo su questa terra, e al termine del pezzo nessuno si voleva arrendere all'evidenza: lo show era terminato.
Inutili i tentativi di obbligare fisicamente il complessino a cantare Alfieri, nessuno di noi aveva più la forza di urlare né di muoversi, così raccogliemmo le ultime energie rimaste e strisciammo all'aperto, mentre gli inclementi specchi del corridoio d'uscita ci schernivano crudeli martellandoci con lo spettacolo del biodegrado dei nostri corpi ormai ridotti ad uno stato di poltiglia disarticolata, umida e puzzolente.
Ma d'altronde così è la vita, l'uomo vive, chiava, va ai concerti di Elio e muore e, consapevoli di tutto ciò, ci rassegnammo a passare alla quarta fase della nostra esistenza incuranti di aver distrattamente saltato la seconda, ma sempre fiduciosi nella nostra gioventù e nelle nostre miccette sempre accese, perché noi giovani siamo simpatia più, bulgaria più, sciatalgia più, più, più!!!