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ARRIVEDORCI
(CD, LP 2018)

ARRIVEDORCI
In uscita a febbraio 2018, conterrà l'omonimo brano sanremese, l'inedito "Il circo discutibile" e la registrazione dei più grandi successi suonati durante il Concerto d'Addio al Forum di Assago (MI) del 19 dicembre 2017.
Trascrizioni dei testi by Matman4 & Mapo_Sae.
ARRIVEDORCI

Brano presentato al festival di Sanremo nel lontano 2018 (ah... com'eravamo giovani!).
La base ricorda molto Free as a bird dei Beatles (tnx Doc).
"È una storia di ragazze demenziali che volevano cambiato l'universo" potrebbe fare il verso ad Eravamo quattro amici al bar (che volevano cambiare il mondo) di Gino Paoli (tnx Deadnature).
"L'universo che opprimeva" (più che altro per il senso della canzone) potrebbe ricordare vagamente "In un mondo che ci è ostile" di Alfieri.
"L'astronave dei marziani" che teletrasporta gli Elii e li trasforma in musicisti potrebbe essere qualunque cosa.
"La carriera è andata molto bene" invece fa chiaramente il verso ad Abbecedario: "La mia carriera è stata un fallimento-oh!".
Allo stesso modo, la "Carriera artistica [...] elogiata dalla critica" potrebbe essere un omaggio a John Holmes.
"Dall'ampiezza della bocca si capisce se il finale era valido" è un po' l'opposto di Tristezza: "La tristezza si misura in litri di lacrime. Ad esempio io una volta ero triste tredici litri." (tnx Matman4).
Verso l'inizio dei cori finali, c'è poi un accenno a La Terra dei Cachi (tnx Drammatubero/Marcello).


È una storia di ragazze demenziali
che volevano cambiato l'universo,
l'universo che opprimeva le ragazze demenziali;
poi quel giorno l'astronave dei marziani
provienente dagli spazi siderali
con il tubo che ti aspira nel suo interno...
e nessuno che ci crede!
E quella sonda che sondava l'organismo
ci ha trasformati in musicisti, ma maschi.
Poi la carriera è andata molto bene... per fortuna!
Una storia unica, singolare e atipica
orgogliosamente antieconomica, a propulsione elica.

Una storia unica, una carriera artistica,
dolcemente stitica, ma elogiata dalla critica.
Ma ogni storia si esaurisce col finale,
un finale che ti lascia a bocca aperta,
dall'ampiezza della bocca
si capisce se il finale era valido.

Vi salutiamo e vi diciamo arrivedorci,
come nel film di Stanlio e Olio, che ridere!
Siamo al tramonto, siamo giunti ai titoli di coda
di una storia unica, una bella musica,
una scelta artistica di origine domestica.
E questa storia unica, ha una fine drastica,
leggermente comica.

Arrivedorci, arrivedorci, arrivedorci.
Arrivedorci, arrivedorci, arrivedorci.
Arrivedorci, arrivedorci, arrivedorci.
Arrivedorci, arrivedorci, arrivedorci.
Arrivedorci, arrivedorci, arrivedorci.
IL CIRCO DISCUTIBILE

Il brano è firmato dal solo Rocco Tanica.
La base strumentale all'inizio ricorda vagamente Bohemian Rhapsody (tnx Choo).
Sono poi citati Entrata dei gladiatori di Julius Fučík e Vesti la giubba da "I pagliacci" di Ruggero Leoncavallo (tnx Lelev*).
La voce recitante che chiude il brano è di Federico Fellini e, quasi sicuramente, è tratta da una delle sue ultime interviste (primi anni '90); il rumore di cicale che si sente alla fine del brano è una probabile citazione del rumore con cui si conclude il film "La voce della luna" (del '90), mentre la mosca in sottofondo sembrerebbe un omaggio all'omonima canzone (che i fan hanno sempre chiesto... e che gli Elii non hanno fatto mai!).
Vent'anni prima, Federico Fellini diresse "I clowns", probabile fonte di ispirazione (tnx MeemmoW).


Sono l'acrobata distratto dalla musica,
che inciampa e cade;
il mangiatore di spade col singhiozzo,
a cui vanno di traverso.
Sono il pagliaccio disperso,
che nessuno prenderà sul serio;
io sono il desiderio della notte di Natale
che Gesù si scorda.
Non se lo ricorda.

Sono il tendone arlecchino
rattoppato col vestito a pezze;
io sono le carezze di mia madre
mentre rido al primo girotondo
e non lo cambierei con nulla al mondo
questo circo del miracolo.
Mentre mi trucco e mi preparo allo spettacolo.
La perfezione è un falso e rende pazzi...
e questo invece è il circo di sticazzi.

Il trapezista che non vola,
il fachiro che ha paura degli aghi,
l'unico bambino vestito da niente
alla festa di carnevale.
Io sono l'orchestrale che ha stracciato lo spartito
e che suona a memoria.
E questo circo è la baldoria
dell'ultimo giorno di scuola e di militare!
E quando senti quella gioia in gola,
che non sa aspettare,
ritorno qui con i miei vecchi ragazzi,
rimango a fare il circo discutibile.

Non ho la sensazione del tempo che passa,
Mi sembra di essere fermo sempre su un palcoscenico,
con tutte le cose intorno a me pronte,
oggetti di arredamento, quadri, persone,
sentimenti, colori.
E in effetti è stato sempre così, insomma,
da quando ho comunicato la mia esistenza
il tempo è si è come fermato,
si è come immobilizzato.
Ho l'impressione che sia sempre lo stesso giorno.
Sono sempre stato in un teatro,
con un megafono in mano,
a gridare, a fare il ciarlatano, il pagliaccio,
il commissario di pubblica sicurezza, il generale...
e qualche volta
i ricordi di questi ultimi 40 anni
sono sempre riferiti, ecco,
sono circondato dal mio e dalla luce,
buio in alto e luce attorno,
e poi una serie di ombre che si muove attorno,
da sistemare.
Mi sembra che la mia vita sia stata, si sia consumata,
si stia ancora consumando,
in questa immagine.